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11 ottobre 2014 | Alberto Quadri

Un anno fa se ci avessero detto che di lì a pochi mesi saremmo partite per Haiti e avremmo vissuto la vera gioia, avremmo pianto;un anno dopo,a distanza esattamente di un mese dal nostro rientro in Italia, abbiamo sì gli occhi lucidi, ma pieni di gioia, gratitudine e speranza, è sorprendente imparare come il tempo e lo spazio possano aprire le porte al cambiamento.

Quattro mesi di preparazione, tre settimane di permanenza, quaranta volontari italiani, più di settanta ore complessive di viaggi e trasferimenti, oltre settemila kilometri di distanza dagli affetti, diciotto ore di piena condivisione quotidiana, più di cento animatori haitiani coinvolti, oltre mille bambini al giorno con cui giocare, questi sono i numeri del cuore, questi sono i numeri della splendida missione del CSI per Haiti 2014. Con gioia e riconoscenza possiamo affermare: IO C’ERO!!! E’ stato un onore avere la possibilità di poter prendere parte a questo progetto, consapevoli che non è stato tutto semplice, ma con la certezza che in ogni sorriso, in ogni sguardo, in ogni singolo abbraccio abbiamo superato tutte le fatiche e le paure che abbiamo incontrato.

Tante, davvero tante persone ci hanno fatto la stessa precisa e semplice domanda: “cosa è stato per te Haiti?”..SOLO CINQUE SEMPLICI LETTERE, UN SUONO PRECISO: HAITI, eppure tutte le volte che viene fatta questa domanda, spontaneamente si chiudono gli occhi, la bocca si apre in un dolce sorriso e in un secondo ti ritrovi là e allora, solo allora, rivivi nella testa e nel cuore, la spontaneità di un saluto, la dignità di un popolo, la gioia dei bimbi per una vittoria, la doolcezza di un abbraccio, la gratitudine per un aiuto, la delusione per una sconfitta, la costanza di una fede, l’energia della musica, la bellezza della condivisione.

Ogni giorno che abbiamo trascorso in terra haitiana ci ha regalato uno splendido e indelebile ricordo che porteremo nel cuore per sempre. La nostra giornata iniziava molto presto, alle sei del mattino la sveglia, il tempo di indossare la divisa, fare il bucato, preparare le combinazioni per i match e fare colazione con il pensiero già là, a loro, ai veri protagonisti di quelle giornate: i bambini. Durante i trasferimenti, chi a piedi per raggiungere il Centro Comunitario dei padri Scalabriniani, chi nel retro del pick-up verso camp Corail, un po’ di tempo per pensare, un po’ di tempo per aprire il cuore: il profumo dei cibi cucinati a bordo strada misti all’odore pungente dei rifiuti bruciati e degli scarichi a cielo aperto, il vento tra i capelli, la polvere che si alza dalle strade trafficate, il rumore dei clacson, la musica sempre presente, i tap tap colmi di persone e tanta gente tutt’attorno che inizia la propria giornata, i nostri sorrisi, la nostra allegria, l’acquisto del riso da parte di padre Isaia per il pranzo insieme, i nostri canti che danno la carica. Poi, cinque sei ore di giochi, animazione, tornei di calcio, pallavolo, basket, canti, balli, lavoretti insieme a bambini e animatori haitiani. Il pranzo insieme. Il rientro alla missione nel primo pomeriggio, poi doccia veloce (nel caso di disponibilità di acqua, non è così scontato ad Haiti) e subito con gioia a preparare il materiale e i giochi per il giorno seguente, tutti insieme condividendo una birra e la frutta donataci da padre Giuseppe. Una telefonata, un messaggio rapido a casa (nel caso di disponibilità di internet) e poi formazione insieme agli animatori e ai ragazzi haitiani. La cena e il breve momento di preghiera serale tutti insieme. E poi ancora insieme fino a tardi, uno spuntino, il diario e le fotografie scattate, due chiacchiere, per rivivere le emozioni, i timori, le aspettative, le gioie e il calore di Haiti e del suo popolo. Sì perché soprattutto questo ti dona Haiti: condivisione.

Ora che siamo ritornate alla “normalità” e alla routine quotidiana, non è facile rispondere a chi ci chiede notizie del nostro “viaggio interiore”, è difficile in un mondo dove non siamo più i n grado di stupirci dei piccoli gesti, della bellezza della condivisione, della spontaneità di un saluto di uno sconosciuto incontrato sulla metrò in un grigio pomeriggio di settembre, non siamo più in grado di apprezzare la semplicità di una carezza, il calore di un abbraccio, non siamo più capaci di essere grati per il cibo, per il lavoro, per la Natura, per la Vita che abbiamo ricevuto. Scusate è vero, dimentichiamo che qui siamo a settemila kilometri di distanza..persino nel cuore.

Haiti ti fa entrare in un vortice di emozioni, contrastanti e devi decidere se farti travolgere da esse e viverle o fare finta che nulla accada, che nulla ti tocchi, che nulla intorno a te sia diverso: noi abbiamo scelto di vivere le emozioni che ci hanno attraversato ogni giorno, con il rischio di metterci in discussione e di essere spaventate da ciò che accadeva.

Haiti ci ha fatto capire che non dobbiamo cercare altrove la felicità, perché l’unico posto dove cercarla è dentro di noi. ” Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”. Haiti ci ha donato nuovi occhi, nuove amicizie, nuove emozioni, piena condivisione, piena gioia…”Dove le parole finiscono inizia la musica.”..la musica di Haiti..nella mente e nel cuore.

Come si può notare non è semplice descrivere quanto abbiamo vissuto ad Haiti, ma non esitate a domandare, sarà per noi motivo di ricchezza provare a condividere con voi il bello di quanto abbiamo vissuto, consapevoli di non aver fatto nulla di eccezionale, felici di aver avuto questa opportunità e ricche di tutto ciò che abbiamo sperimentato e ricevuto.
Luisa, Debora e Silvia

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