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14 Febbraio 2017 | Vincenzo Lopresti

Intervistato Massimo Crippa, presidente del comitato raccolta fondi e oggi consigliere dell’ ASO con la delega ai rapporti istituzionali.


Solo un anno fa l’idea dell’ASO’ Stadium (e della riqualificazione degli spazi dell’oratorio Paolo VI) sembrava una follia, oggi è realtà a disposizione delle nostre squadre e dei ragazzi: che cosa ha fatto nascere questa iniziativa?

Il sogno è nato dopo la realizzazione della palestra nel marzo 2007 e per diversi anni appariva come un’operazione impossibile, poi una serie di elementi hanno fatto intravvedere la possibilità concreta di passare all’azione. I punti di forza sono stati: una comunità convinta ed unita, un progetto chiaro; la disponibilità della Constantes ad assumersi l’onere della costruzione, appaltando interamente l’opera e scaricando la parrocchia da questioni burocratiche, di sicurezza e dell’onere economico, anticipando ai fornitori quanto verrà poi restituito in tre anni; l’accordo con Constantes ha permesso ai nostri don (David ed Ettore) di presentare alla Curia un progetto, che gli organi preposti alla disamina, attenti e disponibili, hanno potuto approvare celermente perchè non prevedeva mutui né richiesta di garanzie da parte della Curia; un Comune puntuale nell’erogare i contributi previsti per legge alle parrocchie; un comitato raccolta fondi capace di prendersi l’onere di finanziare una parte della spesa.

Già, come vi è venuto in mente di sostenere l’iniziativa con un “Comitato raccolta fondi”?

In fase di progettazione si è iniziato a comprendere che l’iniziativa andava sostenuta da tutti i punti di vista e che il “nuovo” Paolo VI avrebbe vissuto una nuova era. A questo punto è partito un arduo lavoro per costruire la squadra, identificare persone con competenze diverse, chiedere, sondare, ed alla fine è nato un gruppo veramente eterogeneo di persone che ha iniziato però subito a lavorare con entusiasmo, informando e facendo crescere il consenso attorno all’iniziativa, coinvolgendo in questo modo un numero sempre più grande di persone e pensando ad attività utili alla raccolta dei fondi necessari. La tabella dei tempi è impressionante: il comitato si è formato a febbraio 2016, le prime iniziative sono partite con la festa di San Giuseppe, i lavori sono iniziati ai primi di luglio e campo e nuovo oratorio sono stati inaugurati sabato 1 ottobre.

In quanti ci avete lavorato e come è stato lavorare in un gruppo così? Quanto tempo vi ha “rubato”?

La squadra del comitato è composta da 12 “giocatori” e da don David in modalità “mister”. L’aspetto interessante è che ogni partecipante ha aggregato un numero consistente di volontari per le diverse iniziative. In questo modo l’oratorio ha subito assunto una nuova veste. Il tempo trascorso in queste attività è stato davvero molto, qualche volta con la paura di non farcela ed altre con la soddisfazione per aver portato a termine un’ iniziativa in modo decoroso. C’è una frase di un componente del Comitato rivolta agli altri in quei mesi che ha fatto sorridere e spesso ritorna: “ultimamente vedo più voi dei colleghi di lavoro”.

Che iniziative avete proposto?

Le iniziative sono state davvero molteplici, innanzitutto l’informazione attraverso i media cittadini, stampa e radio, e l’esposizione di uno stand informativo in varie occasioni (Fiera di San Giuseppe; sabati “Solo per oggi”), oltre a costante attenzione da parte degli strumenti informativi del CSI (logo campo e logo Comitato raccolta fondi). Abbiamo poi puntato molto sulla cooperazione. A febbraio è stato organizzato un corso di formazione per pizzaioli e 14 persone fra atleti, mamme, dirigenti ed allenatori sono diventati “pizza master”. I “pizza master” hanno avuto il compito di sfornare dalle 90 alle 140 pizze a serata per 11 serate primaverili. Altre persone, con maggior esperienza culinaria, hanno preparato il pranzo per le famiglie dei bambini che hanno ricevuto la Prima Comunione. 15mila euro sono stati raccolti con una campagna diffusa di microdonazioni (1€) e ben 100 corridori ASO’ con magliette con la scritta “corriamo per il campo“ hanno partecipato alla Maratona del Naviglio organizzata dai Lions. Inoltre vi è stata la vendita di zolle, portachiavi, e in diverse occasioni di torte e hamburger per tutti, poi l’organizzazione di tornei di calcio con pranzo per gli atleti e genitori, c’è stata l’ASO Running, e ricordiamo che il 2 luglio, per salutare il vecchio campo, è stato indetto il torneo “Andrea Zacchetti”. Sono stati pensati anche pacchetti sponsorizzazione per aziende e le donazioni spontanee di singoli o intere squadre non sono certo mancate.

Ci sono state reazioni che vi hanno sorpreso, nel bene o nel male? Qualche delusione?

La disponibilità a qualsiasi tipo di incarico è stata totale: donne e ragazzi impegnati a stendere, guarnire, infornare e sfornare anche 140 pizze a sera; padri e figli impegnati insieme a “spellare e grigliare” fino a 800 salamelle a giornata…

C’è sicuramente qualcosa di curioso che è successo e che ci vuoi raccontare

Quando i lavori erano quasi ultimati, ma ancora in corso, verso la fine agosto, capitava spesso che, senza alcun accordo tra di noi, ci si ritrovasse in oratorio tutti per lo stesso motivo, quello di ”dare un occhio” e vedere come procedevano i lavori.

Ci fai un bilancio a grandi linee di questo intervento (costi, cosa rimane ancora da pagare, tempi e modalità per farvi fronte)?

L’intervento nel suo insieme è costato 400mila euro e, come da accordi, ci sono 3 anni di tempo per pagare. La prima rata è stata pagata entro la fine del 2016 e con la seconda, in pagamento in questi giorni, raggiungeremo quota 308mila euro. Grazie alla quota dell’8% degli oneri di urbanizzazione, liquidati dai costruttori nelle casse del Comune negli anni 2015-16 e interamente destinati dalla Comunità pastorale a quest’opera, abbiamo coperto 251mila euro; dei 100mila euro che il Comitato si è impegnato a raggiungere, 57mila euro sono già stati raccolti e versati nella prima rata. Abbiamo ripreso le attività di raccolta con le pizzate prenatalizie e stiamo elaborando le iniziative primaverili e questo ci consente di confermare che salderemo integralmente l’opera entro il 2017. Un intervento dunque svolto senza alcun onere economico per le casse della Parrocchia di San Giuseppe Lavoratore (e della Comunità pastorale), al cui conto corrente abbiamo cercato di non attingere.

C’è ancora qualcosa che rimane da fare dal punto di vista pratico?

Dobbiamo avere cura del nostro nuovo e per noi bellissimo Paolo VI, del suo nuovo campo e del suo nuovo cortile, e dobbiamo proseguire con la raccolta dei fondi necessari a rispettare gli impegni assunti.

Un’ultima domanda: che cosa hai imparato da questa esperienza? Lo rifaresti?

Un impegno comune chiaro, illustrato in modo semplice, l’assoluta trasparenza sui conti, ci ha spinto a dare gratuitamente tantissimo e a volerci spontaneamente bene lavorando fianco a fianco. E’ più facile di quello che si possa immaginare! Lo rifarei sicuramente e ringrazio di cuore tutti coloro che ci hanno permesso di realizzare questo bellissimo progetto, sogno di tanti ragazzi. E’ stata un’esperienza che mi ha arricchito, inoltre mi ha dato l’opportunità di fare nuovi incontri e condividere momenti sempre costruttivi.

Intervista a cura di Giancarlo Melzi (Voce Amica) e riportata da www.cernuscoinsieme.it