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07 marzo 2017 | Vincenzo Lopresti

Chi ci avrebbe mai scommesso? Da un anno all’altro, dal penultimo al primo posto: tutto nel giro di 12 mesi. E’ semplicemente questa la favola dell’ASO 2007 Bianco. Un gruppo di ragazzi, ognuno con un carattere e con capacità differenti, che ha condiviso la cosa più importante: la voglia di vincere insieme. Perché probabilmente è stata questa la forza maggiore di questa squadra: mentre gli avversari, durante lo svantaggio si disunivano, l’ASO 2007 Bianco ha sempre giocato insieme, lottato insieme e vinto insieme. Perché per vincere un campionato, ho visto nella mia esperienza personale, sia da giocatore che da allenatore, non basta il talento, ma serve anche altro: sacrificio, voglia e passione. E questi ragazzi hanno dimostrato che queste qualità le hanno da vendere.

OUTSIDER – Dopo le numerose sconfitte dell’anno scorso, attorno a questa squadra c’era qualche perplessità, del tutto giustificabile. Inizia quindi il campionato, con numerose incognite e con la domanda: “Ma dove potremo arrivare?”. Dopo le prime tre partite con altrettante vittorie arriva la prima sconfitta: in casa, per 5-2, contro una squadra dimostratasi nettamente superiore. Eppure, invece di mollare, è uscito il carattere e la voglia di reazione della squadra, capace nella giornata successiva di battere la prima in classifica in trasferta. Poi solo vittorie, sull’onda dell’entusiasmo, nonostante le squadra davanti corressero e il terzo posto sembrava ormai una certezza. Arriva invece la sconfitta della seconda della classe, con conseguente sorpasso. La doccia fredda arriva però a metà del girone di ritorno contro il Grezzago: partita dominata, 1-0 a 60 secondi dal termine, con un rigore sbagliato e due pali colpiti. E succede l’impensabile – o qualcosa di ovvio, conoscendo la stranezza del calcio: calcio di punizione per gli avversari, mischia in area e gol del pareggio allo scadere. Il campionato sembra ormai perso: il Busnago primo in classifica scappa a +4.

UNO-DUE. C’è chi, guardando la classifica, potrebbe demoralizzarsi: a quattro giornate dal termine abbiamo lo scontro diretto da giocare, ma le sorti del campionato non dipendono solamente da noi. Oltretutto ci aspetta il tandem Cologno (terzo) e Busnago (primo): ci vogliono due partite perfette. Ed è quello che avviene: i ragazzi giocano due incontri incredibili, perfetti sotto ogni punto di vista, sconfiggendo gli avversari rispettivamente 2-0 e 3-1, portandosi ad un punto dalla capolista. Il nostro l’abbiamo fatto, ora dobbiamo vincerle tutte: se stiamo loro con il fiato sul collo, qualche punto lo perderanno. La speranza è questa, senza dimenticare però che noi, per vincere il campionato, dobbiamo fare 6 punti.

PARADOSSO. Un altro classico del calcio è il sottovalutare la squadra avversaria, forti soprattutto della vittoria dell’andata: è questo l’atteggiamento che la squadra si è portata dietro a Cinisello, con il vento in poppa dopo le due vittorie con le migliori del girone. Ma le partite vanno giocate e la squadra, inaspettatamente, va in black-out: il Cinisello, quinto in classifica, ci porta ai rigori e incredibilmente ci batte: il campionato sembra ormai un miraggio, considerando che abbiamo guadagnato un punto e il Busnago avrà vinto. In serata, invece, succede l’inaspettato: la capolista cade in casa per 2-1 con il Grezzago. Paradossalmente, con il punto “guadagnato” perdendo ai rigori, raggiungiamo la vetta della classifica, superando il Busnago grazie al vantaggio degli scontri diretti. Ora il campionato è davvero in mano nostra: 3 punti all’ultima giornata e siamo campioni.

SOFFERENZA IMPAGABILE. Prima dell’ultima partita si respira nell’aria una tensione mai vista: i ragazzi sono consapevoli di dover vincere. Oltre all’eccitazione c’è anche la paura di veder vanificato il tutto proprio all’ultima giornata, dopo una rincorsa memorabile. Dopo il vantaggio firmato dopo pochi minuti, la partita sembra indirizzata nel verso giusto: ma il gol degli avversari pareggia i conti e rimette tutto in discussione. La squadra si riporta in vantaggio, ma non riesce a chiudere la partita. E lo spettro del match con il Grezzago c’è, soprattutto in panchina: la palla non entra, proprio come in quell’occasione, e un tiro casuale potrebbe costarci caro. Ma la squadra capisce il pericolo e cambia pelle: si mette a 3 dietro, attacca con parsimonia, badando anche alla fase difensiva. Il tempo scorre, ma il pallone non arriva mai verso la nostra area. Manca poco e, non sapendo quanto mancasse, decido di inserire un altro attaccante, sussurrandogli: “Franci, chiudiamo sta partita e vinciamo il campionato”. Pochi secondi e l’arbitro fischia: è finita, siamo campioni.

FESTA. Cominciano i festeggiamenti, in campo, sugli spalti e negli spogliatoi. In 14 anni all’ASO, tra ‘carriera’ di atleta e allenatore, non ho mai giocato la Coppa Plus: sarà un’emozione enorme. Soprattutto arrivarci con questo gruppo di ragazzi, che fino a un anno fa era ancora ben lontano dall’avere un’identità e dall’essere unito. Eppure, anche quando tutto poteva sembrare impossibile, la squadra ci ha creduto sempre e ha meritato di vincere il campionato. Ora, con l’entusiasmo di aver fatto qualcosa di straordinario, andremo a giocarcela con le migliori della classe. E dopo la favola di questi sei mesi, con questo spirito, sognare non costa nulla.

Mister Marco Astori

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